L'idrogeno è stato erroneamente concepito nel tempo come gas esplosivo e dalla scarsa sicurezza in seguito alle fuorvianti impressioni derivate dalla bomba all'idrogeno e da alcuni incidenti ingiustamente attribuiti all'idrogeno, come il disastro dell'Hinderburg e i problemi verificatisi nell'Apollo 13. Di seguito vengono presentate brevi descrizioni dei fatti realmente accaduti in tali situazioni:
Bomba all'idrogeno
La bomba all'idrogeno (H2) viene creata mediante la fusione atomica di H2, la quale genera un livello di energia tale da consentirne l'esplosione. Tale operazione è totalmente differente dalla combustione di H2. Quando l'idrogeno (H2) brucia chimicamente, rilascia una quantità di energia insufficiente per esplodere. In mancanza di fusione atomica l'idrogeno (H2) non esploderà.
Disastro dell'Hindenburg
Studi eseguiti da Addison Bain, ex ricercatore NASA e William D. Van Vorst, ingegnere chimico presso la UCLA, sostengono che l'incendio del dirigibile Hindenburg è stato innescato da una scarica elettrica che sarebbe entrata in contatto con la copertura altamente infiammabile del rivestimento in cotone dell'aeronave. La copertura era realizzata con particelle di alluminio ed era estremamente infiammabile. La modalità di fissaggio del rivestimento al telaio consentiva la generazione di una forte carica elettrostatica superficiale. Il rivestimento così carico trasferì pertanto la corrente elettrica al telaio.
L'incendio dell'Hindenburg non fu causato dall'idrogeno, Ingegnere UCLA, scoperta ex ricercatore NASA.
Novità UCLA
Tale documento fornisce un'opinione relativa alla causa del disastro dell'Hindenburg. Contiene citazioni di William D. Van Vorst, professore emerito di ingegneria chimica presso la UCLA e di Addison Bain, ex manager, Programmi relativi all'idrogeno del Kennedy Space Center, NASA, che ha identificato la causa reale dell'incendio.
Apollo 13
L'11 aprile del 1970, la NASA lanciò la missione Apollo 13. Trascorsi due giorni di volo, vennero attivate le ventole all'interno del serbatoio di ossigeno numero 2, ma i cavi delle ventole andarono in corto circuito, innescando l'incendio. Le fiamme indebolirono il serbatoio e di conseguenza i serbatoi di ossigeno numero 1 e 2 esplosero. L'esplosione non era pertanto connessa al combustibile a idrogeno o alle celle a combustibile che garantivano l'alimentazione dei razzi.
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